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La farsa del concorso per Ragioniere capo

Piazza Armerina, 19/07/2010 -

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Filippo Di Giorgio sull'ambigua vicenda legata al concorso per Ragioniere capo bandito nei mesi scorsi dall'amministrazione Nigrelli ed oggi miseramente revocata. Una graffiante ricostruzione dei fatti com'è nello stile di Filippo Di Giorgio:

 

UN CONCORSO FARSA, UNA BUONA NOTIZIA E UN CARO RICORDO.

Con molta soddisfazione ho di recente appreso la notizia che con la delibera di Giunta n. 117/2010 è stato conferito mandato di revocare il discutibile concorso di ragioniere capo, che imponeva, quale requisito “speciale” di accesso, quello di avere diretto, per un certo numero di anni, il Servizio finanziario di un ente pubblico.

Requisito che, voglio ricordare, non era previsto da nessuna norma di legge o di regolamento.

“Quello che conta nella vita è l’esperienza”; questo era il discutibile assunto da cui qualcuno partiva per giustificare questo aborto amministrativo.

L’esperienza.

Forse è vero che conta l’esperienza.

L’esperienza di chi ha fatto carriera –  e continuerà a farla – aggrappandosi ora a questa ora all’altra classe politica, con un funambolismo da primate e un trasformismo depretisiano, senza mai avere sostenuto un vero concorso e senza avere alcun merito.

L’esperienza di chi è abituato a prevaricare sui principi e persino sulla dignità delle persone, navigando a vele spiegate nel vuoto delle idee.

L’esperienza di chi ha conseguito attestazioni grazie a dei laurefici, dove basta soltanto leggere un opuscolo per superare un esame, e ciò malgrado ostenta orgogliosamente dei titoli di cui dovrebbe vergognarsi, come se l’abito potesse fare il monaco.

L’esperienza di chi ha imparato sbagliando decine di atti amministrativi, ed ha evitato il peggio solo perché la sorte è sempre molto generosa con le persone che non lo meritano.

L’esperienza di chi stava per togliere a tanti potenziali candidati il diritto di vincere, anzi, persino il diritto di poter partecipare ad un concorso pubblico!

Forse è vero che questo genere di “esperienza” conta, e che alla fine premia coloro che ne sanno fare tesoro, mentre gli altri sono destinati ad essere marginali e sconfitti nella vita.

Ma noi – magari sarà un nostro limite - preferiremmo che ad affermarsi nei concorsi fosse un’altra (e riteniamo ben più alta) dote: la COMPETENZA.

La ricerca di questa qualità non pare proprio che fosse l’obiettivo principale di quel concorso! 

Ora non vogliamo neppure pensare alle tante accuse che ci sono state lanciate da certi blog di regime e dai meandri più nascosti dei corridoi comunali, da coloro che erano stati sorpresi con le mani sul classico barattolo della marmellata.

Così come non vogliamo neppure pensare all’assurdità di avere difeso strenuamente questa procedura selettiva, facendo spendere al Comune (ed anche a noi che siamo stati costretti a ricorrere, invano, all’autorità giudiziaria) migliaia di euro di spese legali, per poi accorgersi che quel bando era sbagliato perché le leggi regionali prevalgono sui regolamenti locali (cosa che sanno anche i bambini e che tante volte avevamo detto a qualcuno, sperando potesse capire!).

Quello che conta è stato impedire che potessero togliersi delle opportunità in favore di chi ne aveva diritto, e che non aveva reagito solo perché o non poteva permettersi un costoso ricorso al TAR, ovvero perché magari era sfiduciato dagli esiti incerti dei processi giudiziari.

E non si può certo negare che un simile atteggiamento, in fondo, avesse qualche giustificazione!

Basti pensare che i pochi candidati ammessi potevano partecipare alla selezione spendendo solo 15 euro, mentre invece un ricorrente privo del “famigerato” requisito speciale di accesso avrebbe dovuto sobbarcarsi almeno 2.000 euro di spese legali, e questo soltanto per acquisire il diritto di sostenere gli esami, senza nessuna garanzia sugli esiti!

Per questo il valore di questa vittoria è molto grande, perché afferma dei principi più importanti di un posto di lavoro che è anche – inevitabilmente - una posizione di potere.

Ci sia consentito a questo punto di ringraziare tutti i giornalisti e i consiglieri comunali che si sono spesi per censurare questo discutibile modo di amministrare, oltre che l’Avv. Roberto Sardella, generoso protagonista di una difficile battaglia per il ripristino della legalità violata.

Grazie anche alle tante persone che ci hanno sostenuto, sui giornali e sui siti internet, e che si sono indignate per i tristi fatti che sono emersi dai resoconti della cronaca.

E’ merito loro se a Nigrelli è costato caro, in termini di immagine, questo episodio.

E’ più merito loro se alla fine i protagonisti di questa disinvolta vicenda hanno desistito dal portarla a compimento.

Un ringraziamento particolare, infine, se ci è permesso, non può che andare a Salvatore Roccaverde, che fin dai primi giorni della pubblicazione del bando si era pronunciato a nostro favore, prendendo decisamente posizione contro quel concorso.

Le considerazioni espresse in quella occasione dall’ex consigliere retino, cui rinviamo per una illuminante lettura, sono per noi un caro ricordo di quei giorni intrisi di corrosive polemiche.

Grazie veramente a tutti.

Filippo Andrea Di Giorgio

Associazione “Emanuele e Leopoldo Notarbartolo”


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