Artifici retorici sulla mozione di sfiducia di Carmelo Nigrelli
Da due anni e mezzo, cioè da subito dopo l'elezione del sindaco, si sente aleggiare nei discorsi tra politici come in quelli tra avventori dei bar, della mozione di sfiducia, cioè della definitiva bocciatura del sindaco da parte della maggioranza del Consiglio comunale con conseguente indizione di nuove elezioni amministrative.
Sull'argomento è tornato Teodoro Ribilotta in una intervista rilasciata a Roberto Palermo per il Giornale di Sicilia. Con la usuale chiarezza (usuale per lui, ché la maggior parte dei consiglieri comunali, quando parlano, fanno di tutto per essere incomprensibili), il consigliere dei Ds afferma che non ha senso proporre una mozione di sfiducia al sindaco «in mancanza di un progetto alternativo, individuando uomini e idee alternativi» e rimprovera alle segreteria, in particolare alla sua e a quella della Margherita, di discutere la questione senza il coinvolgimento degli eletti e della base dei partiti.
Il progetto alternativo, lascia trasparire Ribilotta, è la nascita del partito Democratico o, ancora di più, «un listone unico del centrosinistra».
L'intervento di Ribilotta è, a mio avviso, il primo squisitamente e seriamente politico, da lungo tempo, forse dall'inizio del quinquennio amministrativo in corso.
Le questioni che si intrecciano sono molteplici a cominciare da quella della consistenza politica del centro sinistra. Ribilotta conferma indirettamente lo scollamento tra le segreterie dei maggiori partiti, (silenti, quasi afasiche; guardinghe, quasi immobili mentre l'inconsistenza dell'amministrazione comunale avrebbe richiesto azioni ripetute e decise di contrasto tali da fare emergere incapacità e contraddizioni) e, addirittura, i consiglieri comunali.
D'altra parte quello che accade ogni volta in consiglio comunale conferma che da parte delle segreterie di Ds e Margherita non vi è alcuna capacità di influenza sui rappresentanti eletti.
A questo problema è legato quello della prospettiva futura: in assenza di ragionamenti politici, di idee concrete e capaci di suscitare entusiasmo nel popolo del centro sinistra, ogni azione e ogni relazione diventa un semplice risiko al ribasso, navigato a vista per lucrare politicamente qualche bonus al proprio partito, alla propria corrente o a se stessi.
Il problema esiste, poiché non emerge a Piazza nessuna leadership politica autorevole nel centro sinistra all'interno del quale si svolge una stressante guerra per bande trasversale di cui le votazioni in Consiglio comunale non sono che la punta dell'iceberg.
Infine la questione dell'attuale amministrazione. Trovare un cittadino di Piazza almeno tenuemente soddisfatto della sua azione è impresa ardua quasi come trovare il classico ago nel pagliaio. Ma la questione è un'altra: un'amministrazione così eccentrica rispetto a ogni programmazione di sviluppo che riguardi la città non tiene solamente tutto bloccato, ma, di fatto, provoca un arretramento per la comunità misurabile con il contemporaneo processo di sviluppo delle altre comunità competitrici ai vari livelli. Interrompere questa fallimentare esperienza è, dunque, un atto di amore per Piazza.
Si può attendere dunque che, come auspica Ribilotta, si costruisca prima l'alternativa di uomini e di idee? Sarebbe corretto, ma credo che, proprio per i problemi che lo stesso consigliere evidenzia, ciò porterebbe via tanti anni, da far giungere la legislatura alla fine. Se, invece, la mozione si votasse subito, allora l'urgenza di trovare l'alternativa credibile costringerebbe i partiti e i gruppi del centro sinistra a convergere su un progetto, a individuare, attraverso le primarie, le donne e gli uomini giusti. Si farebbe, insomma, di necessità, virtù.
Ma queste riflessioni sono puro artificio retorico: la mozione di sfiducia non si farà per un motivo molto più semplice: non ci sono undici consiglieri comunali disposti a rinunciare al prestigio e all'indennità che competerà loro per altri due anni e mezzo. Amen.