Chi semina vento raccoglie tempesta 5
Piazza Armerina, 07/02/2012 - (Mauro Farina) - Ci siamo! Giovedì 9 febbraio è veramente alle porte, i nodi stanno finalmente per arrivare al pettine e i Consiglieri comunali avranno la possibilità di staccare la spina alla moribonda amministrazione Nigrelli, rendendo così un servizio all’intera Città.
L’esito della votazione della mozione di sfiducia è quanto mai incerto, anche se tendenzialmente prevale un clima di pessimismo. Si teme che la sortita dei dodici possa infrangersi contro le barriere protettive che il sindaco ha eretto in questi giorni a difesa del suo sgangherato feudo.
Ma anche se non dovesse passare la sfiducia, certamente Nigrelli verrà inchiodato alle sue innumerevoli responsabilità e gli sarà chiesto conto e ragione di quasi quattro anni di fallimenti e di degrado che hanno trascinato Piazza Armerina in uno stato di degrado mai conosciuta finora.
Dal canto suo Nigrelli ostenta sicurezza, se la ridacchia dimostrando ancora una volta di schernire il peso politico del Consiglio comunale e di tenere in scarsa considerazione la seduta di giovedì, quella che potrebbe disarcionarlo. Si fa forte del fatto che, secondo i suoi più stretti collaboratori, difficilmente i consiglieri comunali rinunceranno allo stipendiuccio racimolato mensilmente grazie ai gettoni di presenza e che non rischieranno di non essere rieletti solo per restituire dignità alla Città, senza alcun tornaconto.
È probabile che così sarà. Ma una raccomandazione alla prudenza non guasta. Una mozione di sfiducia sfugge a qualunque tipo di controllo e difficilmente si presta a previsioni scientifiche: l’imponderabile è sempre in agguato e può succedere davvero di tutto. Anche che un tredicesimo consigliere dica NO a Nigrelli. A noi non resta che sperare nella coscienza dei singoli consiglieri che hanno tra le mani il pallino del gioco e lo strumento democratico per interrompere questa dirompente esperienza amministrativa.
Proprio il 9 febbraio del 1849 il papa Pio IX fuggiva da Roma e veniva proclamata la Repubblica romana. La speranza è che il 9 febbraio 2012 a fuggire dalla Sala delle luci sia Nigrelli ed il suo tetro drappello per restituire la speranza a Piazza Armerina.
Intanto eccovi un’altra chicca scritta di pugno dal professore il 18 novembre 2007. Il post it n. 83 è un altro concentrato di veleno e di diffamante distorsione della verità che oggi si ritorce contro il suo avventato autore:
Teatrino a Piazza, politica a Enna di Carmelo Nigrelli
Situazione speculare quella del centro destra e del centro sinistra a Piazza. Il quadro complessivo che ne emerge è di desolante impotenza.
Ma procediamo con ordine. Nel centro destra il sindaco dice di essere disponibile a risolvere la contrapposizione con Mpa, ma non a cambiare gli assessori. Se mai, potrebbe attribuire il settimo assessorato, mai assegnato, agli uomini di Lombardo. Nel Movimento per l'Autonomia tre su sei dei consiglieri sono disponibili a un tale accordo al ribasso, mentre gli altri tre tuonano pretendendo tre assessorati e la vice sindacatura. Il sindaco non sembra cedere, non solo per testardaggine, ma perché è obiettivamente difficile decidere chi sacrificare, come ben spiega Agostino Sella sul suo blog. La questione, con tutta evidenza non è che marginalmente politica e, in ogni caso, non riguarda Piazza.
Nessuna discussione, nessun confronto sugli esiti di tre anni e mezzo di amministrazione da salotto, buona per guadagnare ai suoi rappresentanti qualche tavolo d'onore nelle serate dei club service e a consentire qualche viaggio a spese di Pantalone, con la scusa di fiere e mercati, possibilmente del turismo. I consiglieri del Mpa vogliono l'assessorato per questioni di potere e prestigio, senza alcun progetto per la città. Come sempre. Il Sindaco non vuole cedere perché in questi anni ha cercato di assumere il piglio del decisionista e dell'uomo-che-non-si-piega, ma, così come si è evidentemente ritenuto soddisfatto del nulla prodotto in questi anni, non ritiene di dovere cambiare strategia e qualità dell'azione amministrativa.
Di fronte all'incapacità di trovare una soluzione politica, ché, infatti non di questione politica si tratta, ma solo di spartizione del supposto tesoro, la questione viene avocata ai leader provinciali che dovrebbero decidere le soluzioni buone per l'amministrazione di Piazza, non sulla base di quanto serve alla città, ma degli equilibri che servono loro in vista delle provinciali di aprile 2008. E su questa base, si spartiscono le spoglie della seconda città della provincia.
Prosit! Dall'altra parte dello schieramento, il centro sinistra di burloni e giocherelloni viene - giustamente - richiamato dagli zii ennesi. I segretari e i consiglieri che avrebbero dovuto fare opposizione all'amministrazione, in questi tre anni hanno solo saltuariamente svolto il loro compito, impegnati soprattutto in estenuanti contrapposizioni tra loro. Le infinite mancanze dell'amministrazione comunale sono state taciute e politica di Ds e Margherita (quando esistevano) è scomparsa mentre, per fare finta di essere fieri avversari del sindaco, avviavano discussioni infinite sulla Presidenza del Consiglio, prima, e sulla mozione di sfiducia, dopo.
L'atteggiamento su quest'ultima vicenda ricorda tanto quei finti bulli che ogni tanto capita di incontrare, che cercano la rissa e poi, mostrando in modo molto appariscente la loro rabbia e la voglia di menar le mani, gridano agli intervenuti: "tinìtimi, tinìtimi, sennò l'ammazzo!" puntando sulla solidarietà degli astanti che, infatti trattengono il violento, per "evitare che si rovini". Ma, se nessuno lo trattiene, il bullo si guarda intorno tra l'incredulo e l'angosciato pensando: "e ora? Vuoi vedere che mi tocca azzuffarmi veramente?". Così i valorosi dirigenti del centro sinistra hanno urlato per mesi e mesi "tinìtimi, tinìtimi, sennò l'ammazzo!" e, quando nessuno li ha più tenuti, sono caduti con il culo a terra e ora si guardano tra loro attoniti: "e ora? Vuoi vedere che dobbiamo presentare davvero la mozione?". Anche qui, in mancanza di un'autorità politica di un qualche valore riconosciuta in città, è stato necessario l'intervento dei dirigenti di Enna che, ieri, dovrebbero avere convinto i consiglieri e gli ex segretari di Piazza che la mozione era ed è atto politico (sebbene depotenziato dal teatrino degli ultimi mesi) e come tale va portato fino in fondo contro un'amministrazione comunale quanto meno fallimentare.
Prosit! agli esponenti del centro sinistra di Piazza.
Le due situazioni speculari hanno però prospettive diverse. Nel centro destra, sin da quando è stato introdotto il sistema bipolare nel 1993, non è mai emerso un politico capace di tratteggiare una strategia di sviluppo per la città e, ancora oggi, i vari protagonisti battagliano solo sulle poltrone.
Nel centro sinistra, invece, c'è da recuperare una capacità politica più volte mostrata nel passato anche se non sempre premiata dall'elettorato e c'è, soprattutto, lo strumento, sempre che si voglia e si sappia usare.
Il Partito Democratico a livello locale dovrebbe servire a questo: superare le contrapposizioni personalistiche sterili e costruire una strategia di sviluppo della città nel quadro del più ampio sviluppo della provincia di Enna, in cui ciascuno potrebbe poi avere il giusto ruolo.
Sarebbe indispensabile, per questo, aprire confronti non tra i soliti dieci autoproclamati dirigenti del Pd, ma con tutta la cittadinanza o, almeno, con il migliaio di cittadini che hanno votato alla primarie. Invece i sostenitori di Veltroni e quelli di Letta sembrano solo preoccupati di farsi dispetti reciproci e di cercare posizioni di vantaggio nella redistribuzione degli incarichi di partito: entro il 23 dicembre si dovrebbe eleggere il segretario comunale, ma senza assemblee sulla situazione politica locale, tutto si concretizzerà, certamente attorno al 15-16 dicembre, con una elezione in cui si confronteranno solo i clientes dei due schieramenti, senza confronto tra linee politiche. Triste spettacolo finora, ancor più triste se questa previsione dovesse avverarsi. Rivolgo dunque un appello a chi può decidere: organizzare due, tre assemblee del Pd sulle prospettive politiche locali e, nel frattempo, portare la sfiducia in Consiglio. Ma fate in fretta, il tempo è quasi scaduto.
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